Nel mondo dello sport, saper gestire lo stress è una componente fondamentale del successo. Tra le tante strategie adottate dagli atleti, il coping repressivo si distingue per la sua capacità di mantenere il focus e la calma nei momenti più cruciali. Questa capacità può rappresentare un’importante risorsa per gli atleti che vogliono ottimizzare la performance, affrontare situazioni ad alta pressione e restare competitivi.
Che Cos’è il Coping Repressivo?
Il coping repressivo è una strategia che permette agli atleti di ridurre l’impatto emotivo di situazioni stressanti, minimizzando i pensieri negativi e focalizzandosi sulle azioni da compiere. Questo approccio si basa sull’abilità di mantenere il controllo emotivo, evitando che ansia e paura ostacolino la prestazione.
Nel contesto sportivo, questa strategia si manifesta attraverso un atteggiamento mentale improntato alla determinazione, alla resilienza e alla capacità di rimanere lucidi anche sotto pressione.
come funziona il Coping Repressivo?
Il suo funzionamento si basa su un meccanismo innato del nostro cervello: minimizzare o mettere da parte le emozioni negative per focalizzarsi esclusivamente sulle richieste immediate dell’ambiente esterno. Quando un atleta si trova in una situazione ad alta pressione, il coping repressivo interviene come una sorta di "filtro mentale".
Questo processo ha una componente fisiologica. Sebbene lo stress possa aumentare la frequenza cardiaca, la sudorazione o la tensione muscolare, l’atleta che utilizza il coping repressivo tende a non percepire questi segnali come minacciosi. Al contrario, li considera parte del gioco, elementi che accompagnano il corpo in uno stato di attivazione utile per la prestazione. È come se il cervello riducesse l’intensità emotiva di ciò che sta accadendo, permettendo di vedere la situazione non come un problema emotivo, ma come una sfida tecnica o fisica.
Impatto del Coping Repressivo nello Sport
- Maggiore controllo emotivo: permette agli atleti di mantenere la calma e l’autocontrollo anche nei momenti di maggiore tensione, come una finale o una gara decisiva.
- Focus e concentrazione: la capacità di ignorare i pensieri distruttivi aiuta a rimanere concentrati sul compito, migliorando la qualità dell’azione.
- Resistenza allo stress competitivo: il coping repressivo consente di affrontare situazioni ad alta pressione senza lasciarsi sopraffare, favorendo la performance in contesti sfidanti.
- Incremento della fiducia: Essere in grado di "bloccare" le emozioni negative rafforza l’autoefficacia, creando un ciclo virtuoso di sicurezza interiore.
Integrazione del Coping Repressivo nella Preparazione mentale
Alcuni atleti nascono con queste capacità innate, mentre per altri è necessario implementare tecniche di gestione dei pensieri e pratiche di mindfulness. Questi strumenti aiutano l’atleta a rafforzare il controllo mentale e a creare uno stato di equilibrio interno che supporta la concentrazione e la resilienza.
Una strategia particolarmente utile è la ristrutturazione cognitiva, che permette di riconoscere e trasformare pensieri negativi o disfunzionali. Per esempio, un atleta potrebbe sostituire un pensiero del tipo “Non posso farcela” con uno più realistico e incoraggiante come “Sono preparato per affrontare questa sfida”. Questo approccio consente di ridurre l’impatto delle emozioni negative, senza bisogno di reprimerle del tutto, e di creare una narrativa interna che favorisce la calma e la sicurezza.
Un’altra pratica fondamentale è la Mindfulness, che allena l’atleta a osservare i propri pensieri e sensazioni senza giudicarli. Attraverso esercizi come la consapevolezza del respiro o la scansione corporea, l’atleta impara a restare ancorato al momento presente, accettando lo stress come parte dell’esperienza, anziché combatterlo o evitarlo. Questo tipo di attenzione consapevole aiuta a ridurre l’impatto delle distrazioni emotive, creando uno spazio mentale in cui il coping repressivo può agire in modo più efficace.
IN CONCLUSIONE
In conclusione, il coping repressivo, se integrato con tecniche di gestione dei pensieri e pratiche di mindfulness, può diventare un potente alleato per gli atleti che affrontano situazioni di grande pressione. Questa combinazione permette di mantenere il focus sul momento presente, trasformando lo stress in una risorsa utile per la prestazione. Attraverso la consapevolezza e il controllo dei propri processi mentali, gli atleti non solo migliorano la loro capacità di gestione dello stress, ma costruiscono anche una resilienza mentale duratura che li supporta in ogni aspetto della loro carriera. È un approccio che coniuga forza mentale e crescita personale, ponendo le basi per un successo sostenibile sia in campo che fuori.
Grazie per aver condiviso con me questo viaggio nell’universo della mente umana. Se ti piace questo progetto puoi supportarlo seguendomi su Instagram e Spotify. Tu non hai bisogno dello psicologo, ma io ho bisogno di te.
Info sull'autore:
Mi chiamo Marco Borgese e sono uno psicologo, PhD student presso l’Università degli studi di Salerno, psicoterapeuta ad approccio strategico integrato e sono certificato come practitioner EMDR ed esperto in Mindfulness MBSR. Collaboro come mental coach con atleti di alto livello, troverai nel sito alcune testimonianze, collaboro inoltre nell'atletica con la velocità delle Fiamme Gialle e la Vero Volley, mentre in passato ho collaborato con la Stella Azzurra basketball. Sono docente presso il corso Uefa Pro dell'Università del calcio di Coverciano, nel Master in psicologia digitale di Idego e nel Master Giunti in psicologia dello sport.